Domenica

Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di puntare le dita verso le costellazioni
inscritte a un cielo che mi parli.
Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di imparare da capo la lezione del sorriso
e l’arte di meravigliarmi.

Occupo il mio spazio qui ed ora,
esattamente dove dovrei stare
Illuminato all’ombra dell’attesa di una rivelazione.
E intorno vedo i limiti mutare,
ballare e prendersi gioco di me
dove mai credevo di arrivare se non sono già più qui
E alle imperfezioni, alle fatalità,
alle incertezze, alla parola “vieni”
Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di puntare le dita verso le costellazioni
inscritte a un cielo che mi parli.
Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di imparare da capo la lezione del sorriso
e l’arte di meravigliarmi
E sgrano questi passi ad uno ad uno,
le scarpe strette che sanno la strada,
per bussola il mio karma, il mio destino…
per traiettoria una festa
E agli imprevisti, alle opportunità,
ai cambiamenti, alla parola “credi”
Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di abbracciare la vita e il suo disegno che prevede
il gusto assurdo di bastarmi.
Io per una volta scelgo di abbandonarmi,
di imparare da capo la lezione del sorriso
e l’arte di meravigliarmi
[Ahora es tiempo de irme, de beberme la vida,
bajo una estrella curar mi herida
siguo mi lengua y mi lengua se muda
a nuevas palabras a antigua ternura y yo
que soy gramatica impura,
che se renueva con dudas, con sexo y locura
y la gana ciega de hacerme sencilla,
soy como cispa que brilla
y pone en marcha este fuego tenaz
que tu olvidaste apagado,
que tu apagaste olvidando
y que requema mi paso encendido]